IL TRAMONTO DELLA LINGUA INGLESE? Con Brexit si pensa a nuove possibilità

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Ora che la Gran Bretagna non farà più parte dell’UE ha ancora senso considerare la lingua inglese come ufficiale tra le istituzioni dell’Unione? La questione non tarda ad arrivare. Qualcuno fa pressioni per la lingua tedesca (considerando la centralità economica e finanziaria della Germania), qualcun altro ripropone la lingua francese; in effetti è proprio dall’invito (o provocazione?) dell’ex ministro degli Esteri francese Michel Barnier, durante le trattative proprio con il Regno Unito per l’uscita dall’UE, di utilizzare la sua lingua madre – nonostante parlasse perfettamente l’inglese – che si è attivata la presidente degli Affari costituzionali dell’Unione, Danuta Hubner. Sembra che la partita per il titolo di lingua egemone si debba giocare tutta nella tensione tra l’utilità economica di ciascuna lingua e il suo supposto valore simbolico, ideologico e politico.

Esiste una normativa in base alla quale ogni Paese membro dell’Unione Europea ha diritto di scegliere una lingua ufficiale per i trattati e le negoziazioni, una lingua che permetta la comunicazione e la convivenza tra tutti i cittadini dell’Unione, nonchè l’idioma delle stesse istituzioni. “Gli irlandesi hanno scelto il gaelico. Malta il maltese. Soltanto la Gran Bretagna ha scelto l’inglese. Perciò, se nella Ue non ci sarà più la Gran Bretagna, non ci sarà più neanche l’inglese” riporta la Hubner. Quale sarà allora la lingua ufficiale dell’UE?

13d8a74484677fa4b22c0d1126397983Personalmente non credo siamo davanti al declino della lingua inglese (a differenza della sterlina): nei corridoi dei palazzi europei, per le strade delle città, nei ristoranti e al museo, quando si incontrano due persone di lingua diversa si continuerà ad utilizzare l’inglese (più o meno “maccheronico”) per riuscire a comunicare, ma non c’è dubbio che sia de facto un altro effetto di Brexit.

Come riporta Antonio Rotolo, su L’Huffington Post:

L’inglese non può essere considerato né come una semplice lingua franca, utile alle comunicazioni tra persone che parlano lingue terze, né come la lingua degli inglesi: è semmai la lingua in cui il mondo compete, accede alla conoscenza e la diffonde.

È la lingua del nostro pianeta che inizia a pensarsi come un tutto e che come tale appartiene a ogni essere umano. È, oggi più di ieri, la lingua di tutti e di nessuno. Si tratta di un processo culturale immenso, la cui portata non è stata ancora del tutto compresa.

Nel frattempo la Commissione europea ha già cominciato ad usare di più francese e tedesco nelle sue comunicazioni con l’esterno, come riporta il Wall Street Journal. Ecco allora che l’inglese, uscito dalla porta, potrebbe in ogni caso rientrare dalla finestra.

a cura di Francesca Bendetti

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